Mogoro

Mogoro è un paese della Marmilla (altitudine 132 m.), con una grande e antica tradizione nel tessile, affiancata a un'economia tradizionalmente agricola, in particolare vitivinicola e cerealicola.

 

Nella prima metà dell’Ottocento, l’abate Vittorio Angius, compilatore delle voci relative alla Sardegna per il Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli Stati di S.M. il Re di Sardegna, 1833-56, così scriveva in proposito: «La professione principale è l’agricoltura; quindi in piccol numero gli applicati alla pastorizia ed a’ mestieri. Le donne lavorano in 300 telai il lino, e in altrettanti la lana». Egualmente a quanto accaduto in altri paesi della Sardegna, dalla seconda metà del Novecento anche a Mogoro la tessitura in ambito domestico è stata progressivamente abbandonata o si è modificata in base a nuove esigenze di gusto e di mercato. 

 

Una grossa spinta al rinnovamento viene data dall'apertura, alla fine degli anni Cinquanta, di un centro pilota ISOLA (Istituto Sardo Organizzazione lavoro Artigiano), dove vengono realizzati manufatti di nuova ideazione sotto la guida dei designer Eugenio Tavolara e Ubaldo Badas. Importante segnalare, dal 1962, l'annuale appuntamento con la Fiera del Tappeto di Mogoro, iniziativa voluta da un gruppo di artigiani e dall’amministrazione comunale con l’obbiettivo di far conoscere l’artigianato tessile del paese.

 

Con il passare degli anni la manifestazione ha registrato un successo crescente e attualmente comprende l'esposizione anche di altri comparti ed è aperta agli operatori di tutta la Sardegna. In paese sono attive diverse importanti realtà artigiane, tra le quali la cooperativa Su Trobasciu, attiva dal 1978. Nel laboratorio de Su Trobasciu si utilizzano telai orizzontali per una lavorazione rigorosamente tradizionale, prevalentemente a pibionis e a bagas, per la realizzazione di arazzi decorativi, derivati dai tradizionali copricassa, tappeti, coperte, strisce copritavolo, tende, cuscini ecc.

 

La tessitura era un'attività che rientrava tra le più importanti competenze femminili, si svolgeva al telaio orizzontale, collocato in ambito domestico, spesso in uno spazio esterno come il loggiato. Il telaio era parte importante della dote della sposa e pertanto veniva esposto – insieme ad aspi, fusi e conocchie – sul carro a buoi che trasportava il corredo nella casa della novella coppia. Solitamente costruito da artigiani locali, impiegando legno di castagno o rovere, il telaio veniva smontato quando non utilizzato. A Mogoro si tessevano lana e lino locali; le donne appartenenti ai ceti agiati confezionavano solo i capi più fini (tovagliati e biancheria da letto, solitamente in lino, e i copricassa decorati), affidando alle popolane la realizzazione dei capi destinati al quotidiano, solitamente in cambio di grano. I tessuti di Mogoro erano oggetto di un modesto commercio che produceva un piccolo ma significativo guadagno che integrava il bilancio familiare.

 

I manufatti maggiormente realizzati erano: le bisacce, bértulas, decorate con motivi a piccoli scacchi, a mattoneddhus; i sacchi per conservare il grano con ordito e trama in lino; i lunghi teli bianchi in lino che avvolgevano le forme di pasta durante la lievitazione, coberibangus po su pai; le tovaglie per il tavolo da lavoro, coberibangus po sa mesa, a volte abbellite alle estremità da due sottili strisce policrome; le coperte quotidiane, cillòis, a tre teli, con ordito in lino e trama in lana, perlopiù in uno o due colori, soprattutto viola o bordeaux, spesso abbinati al nero. Particolarmente ricchi e decorati erano i manufatti destinati alle occasioni festive: i copricassa policromi, cobericascias; i copritavolo, coberibangus; le coperte bianche e raffinate, fánugas. I copricassa, tessuti destinati a ricoprire e ravvivare le tradizionali cassapanche (casse nuziali), sono delle strisce rettangolari di circa un metro e mezzo per ottanta centimetri; lo schema decorativo presenta un rettangolo centrale dalla decorazione uniforme, sa mustra, che coincideva con il ripiano del mobile, e di due fasce laterali ricadenti sui lati.  Nella confezione dei copricassa e delle bisacce festive era diffuso l'uso di vivaci lanette policrome di produzione industriale e di filati d'oro – riccio o filato – e d'argento, venduti solo nei negozi di Cagliari. 

 

I motivi decorativi presenti, solitamente inseriti in uno schema che procedeva per simmetrie, sono antropomorfi, zoomorfi, fitomorfi e araldici; la teoria di aquile e cervi alternati; il ramo di quercia carico di ghiande (su làndiri mannu); l'uccellino, rappresentato di profilo entro rombi; i pavoni e le pavoncelle ed altri uccelli; i motivi floreali e vegetali (uno dei più diffusi è la vite, in cui i grappoli d'uva si alternano ai pampini). Molto ricorrente a Mogoro è l'insolito motivo dei due unicorni affrontati dinanzi ad una fontana o a un elemento floreale ("l'albero della vita") e quello degli angioletti di profilo che portano le croci, affrontati dinanzi ad un motivo centrale, che spesso è una figura femminile, rappresentata frontalmente con l'ampia gonna triangolare e le braccia sollevate che reggono fiori a volte con una piccola croce centrale, detta sa bell'intrend'in kresia, "la bella che entra in chiesa"; in altri tessuti gli angioletti inquadrano un motivo floreale.

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